Grande partecipazione alla serata di Prato: dibattito animato dal pubblico cinese e italiano

Se l’intento della serata di proiezione e dibattito organizzata martedì scorso a Prato era lanciare un ponte culturale tra la comunità italiana e quella cinese, stimolando un dibattito non retorico e partecipato da entrambe le parti sul tema dell’immigrazione e dell’identità culturale, l’obiettivo è stato pienamente raggiunto.  “Quello che è capitato martedì sera a Prato può essere catalogato sotto la voce: la cultura arriva dove la politica non ce la fa”,  così scrive nel suo articolo a commento della serata il giornalista Dario di Vico, (Corriere della Sera), moderatore del dibattito seguito alla proiezione del film organizzata dalla Provincia di Prato al Cinema Terminale. Nella città toscana famosa per la sua Chinatown non si era mai visto, infatti, che a un’iniziativa organizzata dagli italiani fossero presenti tanti cinesi. Ed è stato proprio il pubblico cinese, composto soprattutto di giovani e imprenditori locali, a movimentare il dibattito, realizzando esattamente quello che era il fine della serata: rompere il silenzio tra le due comunità e riflettere sui reciproci pregiudizi, senza retorica né una morale da trovare a conclusione della serata.

Se l’applauso alla fine del film è stato fragoroso e unanime, non a tutti è piaciuta la realtà dei lavoratori cinesi sfruttati rappresentata sullo schermo: “Noi non siamo così, io non ho mai conosciuto un Lao Ban (l’imprenditore che nel film ha “in custodia” Shun Li n.d.r.) come quello del film e condizioni di lavoro simili”, è intervenuto un ragazzo dal pubblico. “Perché voi italiani non imparate il cinese? Vi conviene abbattere questa barriera, noi siamo potenti”, questa invece la “provocazione” rivolta alla platea da una ragazza, appartenente a quella seconda generazione di immigrati che parla perfettamente la nostra lingua (anzi, il dialetto!), riscopre l’orgoglio di appartenere ad una nazione in pieno boom ma che si sente anche ben integrata in Italia (leggi l’articolo di Lucia Pecorario su La Nazione).

Se da una parte vedere sullo schermo ciò che accade nella realtà ha provocato un “sussulto d’orgoglio” nel pubblico cinese, dall’altra, come ha osservato l’Assessore Edoardo Nesi riferendosi alla sorta di “ricatto” a cui Shun Li deve sottostare, “per la prima volta vedere rappresentato ciò di cui abbiamo sempre solo sentito parlare ci fa scoprire dalla parte della madre cinese: il film ha fatto da ponte culturale”. 

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